Leopoldo Ramanzini (Treviso, 1903 – 1987) è stato un avvocato, politico e intellettuale italiano, figura di rilievo nella vita civile e istituzionale della città di Treviso durante e dopo la Seconda guerra mondiale.
Nato a Treviso, trascorse l’infanzia in un ambiente aperto e liberale, ben diverso dal clima autoritario del regime fascista. A Montebelluna, dove il padre possedeva un’estesa azienda agricola, venne in contatto con le idee repubblicane di Guido Bergamo e maturò un precoce interesse per la libertà e la giustizia. Ammiratore di Giovanni Amendola e Silvio Trentin, si formò professionalmente nello studio dell’avvocato Caccianiga, dove consolidò una visione politica di ispirazione liberale. Pur non partecipando inizialmente alla vita politica trevigiana, sviluppò una profonda coscienza antifascista.
Nel 1938 conobbe Antonio Giuriolo e, attraverso l’amicizia con Enrico Opocher, iniziò a prendere parte a riunioni clandestine in cui si discuteva apertamente contro la dittatura e si progettava il futuro democratico del Paese. In questo periodo intrecciò rapporti con personalità di rilievo nazionale come Ugo La Malfa e Federico Comandini; proprio nello studio di quest’ultimo venne fondato il Partito d’Azione, a cui aderì una parte significativa della borghesia colta e antifascista.
A Treviso, nel suo studio legale, nell’ottobre del 1942, si costituì il primo nucleo del Partito d’Azione veneto, di cui Ramanzini fu tra i principali promotori insieme a Enrico Opocher, Angelo Ephrikian e, dal luglio 1943, al rientro dall’esilio, Silvio Trentin. Partecipò in vario modo al CNL provinciale e da questo in previsione della fine della guerra in di Treviso. Il 29 aprile 1945, giorno della Liberazione della città, Ramanzini varcò la soglia della Prefettura e iniziò il suo arduo impegno di guidare la città nella transizione democratica.
Rimase Prefetto di Treviso fino al 1946, poi per scelta ritornò alla sua attività professionale e alle sue passioni culturali. Partecipò in vari modi alla rinascita civile della Marca trevigiana, occupandosi in particolare dell’edilizia popolare e favorendo la nascita del Rotary Club di Treviso (1949). Pubblicò nel 1968 il saggio Una lettera di Garibaldi ad Abramo Lincoln, dedicato ai rapporti tra il Risorgimento italiano e la cultura politica americana. Morì nel 1987, lasciando un esempio di impegno civile, rigore morale e dedizione alla comunità.
Il fondo è stato donato in fotocopia dagli eredi di Leopoldo Ramanzini.
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