“Sono passati 80 anni da quel tardo pomeriggio di una domenica d’estate, quando, all’uscita della partita fra Treviso e Casale, qualcuno notò uno strano movimento di camionette dell’esercito nelle strade della città.”
Cosa stava succedendo? Solo molto più tardi la radio interruppe i programmi per trasmettere il comunicato delle dimissioni di Mussolini. Il popolo si augurava che la guerra finisse ma fu speranza di un attimo.
Con il ricordo del 25 luglio 1943, l’Istituto per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea (ISTRESCO) dà il via al progetto “Ottant’anni dalla Resistenza”, studi, memorie e sguardi dal presente.
L’articolo di @Giorgio Sbrissa su La Tribuna di ieri, è il primo di una serie che vuol ricostruire le storie di quel giorno e dei primi giorni del governo Badoglio a Treviso. La fotografia del corteo di soldati italiani prigionieri dei tedeschi, in Calmaggiore, riguarda i giorni successivi all’8 settembre, in particolare l’11: i tedeschi occupano Treviso.
Alla notizia della caduta di Mussolini, l’Italia reagì con manifestazioni di sollievo e di gioia. In città furono staccati dai monumenti emblemi fascisti ma le forze dell’ordine sedarono l’entusiasmo della folla con reazioni violente. Ma come reagì la stampa locale all’evento che stava per cambiare le sorti del Paese? La stampa era più libera e “Finalmente non si era più costretti a leggere le farfanterie sulle brave massaie che realizzavano orti e pollai su terrazzi e altane …” scrive Giorgio Sbrissa nell’articolo di oggi. Ma soprattutto tornarono giornalisti antifascisti cacciati dagli squadristi che anni prima fecero irruzioni nella sede del Gazzettino, in Calmaggiore. Per un mese il giornale ebbe uno straordinario direttore, Diego Valeri, che però sarebbe stato costretto a fuggire al ritorno di Mussolini. Nelle fotografie, le prime pagine del Gazzettino: il giorno della caduta di Mussolini e quando riprese il potere con la repubblica di Salò.
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