Home » Reading “8 settembre 1943 – Io c’ero”
L’ISTRESCO promuove l’iniziativa del reading “Io c’ero” che dà voce agli uomini e donne che hanno vissuto il tragico spartiacque dell’8 settembre 1943.
Ci auguriamo di vivere quel giorno assieme ai tanti amici dell’Istituto.
Ricordiamo che il reading è programmato per il pomeriggio del 7 SETTEMBRE, 1°giovedì del mese.
“Cari Soci, cari amici,
oggi siamo qui, insieme, per dare voce alle testimonianze di chi ha vissuto l’8 settembre 1943, o per ascoltarle. Alcune vengono da molto lontano nel tempo perché scritte nel mentre i fatti si compivano, ma sono le più rare; altre sono filtrate dagli anni, dalla consapevolezza, dalla memoria.
Il tempo è la serata dell’annuncio dell’armistizio, divulgato con l’unico mezzo immediato allora possibile: via radio; è il tempo delle reazioni immediate di chi veniva travolto dagli avvenimenti e sono soprattutto i nostri soldati, senza ordini, senza guida. Il momento immediatamente successivo è la penetrazione in ogni dove del nostro paese dell’esercito nazista.
La regia della nostra lettura collettiva manda in onda i pensieri, le paure, le speranze di chi c’era; chi aveva già familiarità con la scrittura, sentiva l’impulso di lasciare un segno del momento eccezionale che stava vivendo. Con colpi d’obiettivo che ci trasportano contemporaneamente in luoghi diversi, grazie ad un montaggio parallelo, leggeremo di questi giovani in guerra, che saranno poi futuri scrittori, poeti, intellettuali e di chi poi ricostruirà i momenti filtrati dalla memoria nei memoriali, interviste, colloqui. Tutti insieme danno testimonianza della sorte e dei sentimenti di altre migliaia che in quel momento sono solo travolti dagli eventi, che non scrivono e molto più tardi non desidereranno nemmeno ricordare.
Questo mosaico di testimonianze sorretto da una trama leggera di storia chiedeva più voci. È nata così l’idea di interpretare la lettura collettiva insieme agli amici dello SPI CGIL, dell’ANPI, del mondo della Scuola, del coro dell’Università popolare, della Società iconografica trivigiana, per vivere insieme questa pagina di storia. Alcune testimonianze sono dei fondatori dell’Istituto, come Bruna Fregonese e quale dimostrazione più emozionante del passaggio di testimone, quando le parole di Ivo dalla Costa saranno lette da suo nipote Gabon Ros?
Alcuni temi emergono comuni da testimonianze anche lontane:
1. i tentativi di tirar giù dai treni, di salvare ed è l’opera del personale della ferrovia, protagonista in quel frangente di mobilitazione generale, che vede i nostri soldati cadere prigionieri della SS e trasportati in Germania;
2. la risposta corale della popolazione, nei paesi, nelle campagne, nell’umana reazione davanti agli sbandati per salvare, rivestire e nascondere, non solo i propri figli ma anche i figli di tutti;
3. il tema delle false notizie nel momento tragico di pericolo immediato: sbarchi alleati sempre più vicini e imminenti, violente reazioni tedesche contro la popolazione … rappresentazioni collettive, nate dalle speranze e dalle paure, da diverse interpretazioni dei fatti, ripetute in un telefono senza fili che distorce ma moltiplica, diffonde e ripete fino a farle diventare verità, da cui Marc Bloch ci aveva messo in guardia, già durante la prima guerra mondiale.
Che cos’è l’8 settembre? Tutto quello che ci siamo detti, ma soprattutto non è il momento della scelta. Solo chi aveva un passato antifascista, ed infatti in quel momento si trova agli arresti in attesa di giudizio come Mario Prevedello, o chi l’antifascismo l’aveva respirato in famiglia come Bruno Trentin, sa quale sarà il passo successivo. Loro hanno già scelto, ma la grande maggioranza di questi giovani soldati, di questa generazione di uomini e donne nati educati istruiti o che avevano vissuto due decenni nel fascismo, quali strumenti poteva avere, nell’immediato, per una scelta? Quello che li spinge è la forza che ognuno di noi trova nel pericolo: l’istinto di sopravvivenza, accompagnato dal sogno di Itaca: tornare a casa!
Lo dico con le parole di Italo Calvino: Cos’è infatti l’Odissea? È il mito del ritorno a casa, nato nei lunghi anni di Naja dai soldati portati a combattere lontano, dalle loro preoccupazioni di come faranno a tornare, finita la guerra, dalla paura che li assale nei loro sogni di non riuscire a tornare mai, di strani ostacoli che sorgono sul loro cammino.” Emilia Peatini
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Rivista semestrale degli Istituti per la storia della Resistenza di Belluno, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza.