Cinque caduti per la libertà nella campagna fra San Vitale di Canizzano, Sanbughé di Preganziol e Zero Branco – Istresco 2016, pp. 139, euro 12,00 – ISBN 978-88-88880-87-7

Nella loro tragica essenzialità i fatti accaduti il 25 aprile 1945 a sud della città di Treviso registrano l’uccisione di cinque persone e l’incendio di una abitazione. Questo nucleo fattuale ha dato origine a narrazioni e memorie che in gran parte divergono, al punto da presentarsi quasi contrapposte.

Il valore del lavoro di Camillo Pavan sta nell’aver cercato le ragioni di tanta diversità e nell’aver dato forma a ricostruzioni che si discostano da quella inizialmente avanzata e che poi è stata accreditata nel tempo, tanto da costituire il sostrato di pubblicazioni anche molto recenti.

L’obiettivo non è certo quello di sminuire la Resistenza e i suoi protagonisti, quanto quello di dimostrare che quegli eventi, scrostati delle operazioni di mitizzazione a cui sono stati sottoposti, assumono una credibilità e riacquistano quella moralità di scelta esistenziale sempre difficile e sofferta che li rende più comprensibili e condivisibili.

Maleviste, 25 aprile 1945. Cinque caduti per la libertà nella campagna fra San Vitale di Canizzano Sambughè di Preganziol e Zero Branco. 

 

Percorrendo la strada che porta a Canizzano da Sambughè di Preganziol si incontra un cippo che ricorda il sacrificio di cinque persone inermi, cinque lavoratori massacrati dalla violenza assurda, cieca della XX Brigata Nera “Cavallin” che di orrendi crimini ha abbrutito queste nostre campagne e terre.

Camillo Pavan, con puntuale metodologia storica, approfondisce gli eventi accaduti per far luce su questa vicenda poco conosciuta, circondata anche da versioni non del tutto credibili e documentate, ma rimasta nel sofferto ricordo degli abitanti di questa zona. Ricorda che fin da piccolo sentiva parlare di queste cinque vite spezzate lungo via Maleviste. Nel 2013 una corriera proveniente da Marcon portava molti cittadini ad omaggiare le vittime innocenti: Adolfo (Dolfino) Ortolan e lo zio Ettore Ortolan rispettivamente di 15 e 34 anni; due partigiani e tre uomini che per caso transitavano da quelle parti: Carmine Gargiulo, Antonio Bragato, Marco Galiazzo. Rimase profondamente colpito dalla compassione con cui la gente ricordava le persone barbaramente trucidate. Decise allora di indagare nella ricostruzione degli eventi. Siamo alle soglie dell’insurrezione che porterà Treviso, il 28 aprile 1945 a risorgere dalla furia nazifascista. Nelle vicinanze della città si erano radunati per questo dei partigiani della Brigata Garibaldina Oreste Licori “Negrin”, divisione Sabatucci. Trovano rifugio nella casa della famiglia Galiazzo che successivamente verrà data alle fiamme. Traditi da una spia del paese vennero sorpresi senza che potessero reagire se non con la fuga; ingenuamente non avevano predisposto alcun tipo di sorveglianza. Due di loro: Adolfo ed Ettore Ortolan vengono raggiunti e barbaramente, crudelmente, vilmente uccisi. Carmine Gargiulo, Antonio Bragato e Marco Galiazzo subiranno la stessa sorte: passavano da quelle parti per caso. Carmine Gargiulo non si era iscritto alla Repubblica Sociale, questa la sua colpa agli occhi degli aguzzini; Antonio Bragato era un semplice operaio, Marco Galiazzo di salute cagionevole lavorava per i tedeschi. Verranno sepolti nel cimitero di Canizzano ed in quello di Sambughè solo il 28 aprile. Erano questi giorni di paura, incertezza, di “paralisi” amministrativa e politica. Verranno insigniti del titolo di “partigiano combattente” per volontà della Brigata Negrin come riconoscimento morale del loro sacrificio. Alle Maleviste accadde questo episodio di guerriglia che come altri, successi a ridosso e dopo la Liberazione, rivelano una complessità di aspetti che solo gli storiografi ci permettono di comprendere. Un alpino: Adriano Barbazza della Sezione ANA di Preganziol si è preso cura di questo cippo, abbandonato e deteriorato dall’incuria, come fosse una tomba di famiglia e grazie all’ideazione di un libro in ferro battuto che racchiude le storie di questi nostri sfortunati concittadini, questo piccolo monumento ora può dignitosamente accogliere un fiore.

Istresco, 2016, pagine 139

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Recensione di Camilla Budini

 

 

 

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Rivista semestrale degli Istituti per la storia della Resistenza di Belluno, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza.