Istresco, Treviso 2006, pp. 117 [1a edizione esaurita, in ristampa a maggio 2006]

“…la sconcertante vicinanza tra coloro che perseguitarono e coloro che salvarono, tra episodi radiosi di solidarietà e forme squallide di delazione, le oscillazioni e le scelte individuali ai margini di quell’ampia zona grigia della società che per la maggior parte fu impegnata a non vedere, a non sentire, a non compromettersi…” (dall’Introduzione di Alessandro Casellato)

All’interno:
Ebrei italiani e stranieri in provincia di Treviso 1938-1945 di Ivo Dalla Costa Bruno Abramo Lattes.
Da Istrana a Lugano, e ritorno di Roberto Pignatiello Maria Sara Rosenthal.
Da Conegliano a Ravensbrück, senza ritorno di Federico Maistrello

 “La persecuzione degli ebrei in provincia di Treviso 1938- 1945”

Ivo Dalla Costa, Roberto Pignatiello, Federico Maistrello. Ed. ISTRESCO 2006

Come pietre di inciampo emergono le vicissitudini personali di cittadini della Provincia di Treviso attraverso le ricerche di Ivo Dalla Costa, Roberto Pignatiello e Federico Maistrello.

Veniamo a conoscere persone inserite nella vita sociale, alcune iscritte giocoforza al P.N.F che persero i più elementari diritti umani a partire da una progressiva recrudescenza di un clima di antisemitismo sfociato nelle leggi antirazziali “Il regio Decreto Legge 5 settembre 1938” che determinò anche l’espulsione dalle scuole di insegnati e studenti ebrei, preceduto dal documento: “La difesa della razza del  5 agosto 1938” e dal primo atto subdolo della persecuzione: un censimento degli ebrei del 22 agosto 1938 che divenne una schedatura destinata  a fornire informazioni per l’arresto. Il 9 febbraio 1939 nasceva inoltre l’E.G.E.L.I. l’Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare per la gestione dei beni espropriati.

La ricerca di Ivo Dalla Costa ripercorre le peripezie di numerose famiglie di ebrei che affluirono in Italia dopo il 1933 per sfuggire dalle zone occupate e dalla Germania nazista nella speranza di trovare protezione e salvezza. Apparentemente con l’armistizio vi fu una sospensione delle persecuzioni che a breve invece, a seguito del ripristino delle leggi razziali da parte della RSI, ripresero con arresti e deportazioni. Numerosi sono gli esempi documentati da Ivo Dalla Costa di persone che si attivarono per aiutare intere famiglie a partire dal Dottor Franco de Gironcoli titolare dell’omonima clinica, al conte Annibale Brandolini d’Adda, a Bruno Marton titolare di una libreria a Treviso, al medico Carlo Alberto Liberali e numerosi altri tra i quali dei sacerdoti: Don Angelo Della Torre, Don Giuseppe De Zotti, Don Leto Casini, che seguirono semplicemente la loro coscienza. Treviso è stata la provincia del Veneto con più “Giusti” fra le nazioni.

Un innumerevole elenco di divieti e vessazioni impediva il vivere decoroso e civile di persone che nonostante avessero partecipato alla vita politica e sociale della Provincia si videro costretti fortunosamente a riparare all’estero. E’questo il caso dell’avvocato Bruno Abramo Lattes, che un’approfondita indagine di Roberto Pignatiello ci fa conoscere.

Villa Lattes fu donata al comune di Treviso dall’avvocato Bruno Abramo  Lattes, nato a Treviso il 9/01/1887 e morto a Treviso il 3/10/1953. Uomo colto, affermato avvocato, dai molteplici interessi tra i quali spiccano la passione per il violoncello, la scrittura, il collezionismo. Benché iscritto nell’elenco degli ebrei da arrestare nel 1943 si salverà dalle persecuzioni dopo l’8 settembre rifugiandosi in Svizzera. Nonostante avesse ottenuto la richiesta di “discriminazione” aveva finanziato la Federazione Provinciale Fascista ed il periodico “Camicia nera”; godeva delle benemerenze patriottiche acquisite dal nonno nel Risorgimento; rischiò di perderla perché fotografato mentre veniva trasportato da un suo dipendente con un carrettino. Glielo aveva proposto essendo sofferente di diabete e di disturbi cardiaci ed era impossibilitato ad usare l’auto di domenica per le leggi razziali.

 

Federico Maistrello ci fa conoscere la vicenda di Maria Sara Rosenthal, nata a Venezia il 30 maggio del 1880. Rimasta vedova di Guido Böhm, musicista orchestrale, Sara venne ricoverata col nome di Maria Boni presso l’Istituto F. Fenzi di Conegliano il 17 dicembre del 1943.  Nonostante l’età avanzata ed impossibilitata a fuggire per motivi di salute, fu oggetto di un accanimento persecutorio. Infatti venne condotta con un subdolo inganno presso gli uffici dei vigili urbani di Treviso, in seguito alle carceri dalle quali scomparve senza che di lei restasse traccia in quanto non venne iscritta nel registro matricole. Dalla risiera di San Sabba ripartì verso il campo di sterminio di Ravensbrük nel 1944 dove trovò la morte. Commissario prefettizio Albanese, impiegato comunale Pasquale Verrienti, vigile urbano, “brigatisti neri” Aiello e Bella che furono responsabili dell’arresto e della consegna della Signora Rosenthal ai nazifascisti vennero processati e condannati, ma sfuggirono alla punizione per insufficienza di prove, e poi, per l’amnistia Togliatti.

Il libro del’ISTRESCO ricostruisce con dettagli storiografici importanti eventi di questo gigantesco puzzle di storie umane, di reti di solidarietà sconosciute, di imprese rischiose, di esemplari scelte umanitarie.

Il libro è acquistabile solo online o può essere preso a prestito dalla fornitissima biblioteca Istresco (oltre 12000 testi)

Recensione di Camilla Budini

 

 

 

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Rivista semestrale degli Istituti per la storia della Resistenza di Belluno, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza.