Luisa Tosi (a c.) – Un esilio non voluto
Istresco, Treviso, 2020, pp. 102, euro 10,00 ISBN 978-88-94919-12-7
All’interno del suo percorso, teso a documentare le memorie delle persone che erano state protagoniste di particolari vicende storiche, Luisa Tosiè riuscita a raccogliere il racconto di quindici esuli istriani. Le interviste sono state effettuate tra il 2012 e il 2014.
Non si presentano come uno studio o un’indagine storiografica, ma restituiscono il vissuto di una esperienza di sradicamento sùbito e non compreso dall’opinione pubblica italiana. Sono storie di vita segnate dalle conseguenze della Seconda guerra mondiale, intrise di nostalgia ma anche di speranza e di determinazione nel costruire nuove opportunità di vita.
La loro pubblicazioneè il riconoscimento del valore civico e sociale di quella ricerca e rende vicina una condizione, quella dell’esule, ancora di drammatica attualità.
Un esilio non voluto a cura di Luisa Tosi
È venuto a mancare ieri all’età di 101 anni il professor Antonio Zappador. Ma chi era?
Originario dell’Istria e residente a Treviso, era molto conosciuto per la qualità del suo impegno di: maestro, insegnante di lingua e letteratura inglese anche nei nostri licei cittadini, preside, corrispondente per la Camera di Commercio, consulente del Tribunale come traduttore, collaboratore alla Voce Giuliana con le sue poesie. È sempre stato un grande testimone dell’esodo e della tragedia delle foibe in occasione delle commemorazioni cittadine e non solo. L’associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia di Treviso e la Società Dante Alighieri gli hanno conferito il titolo di Presidente Onorario, collaborò anche con l’Ateneo di Treviso di cui era Socio Onorario. Partecipò a molti convegni, pubblicò molto. Insomma una persona di notevole levatura, con profondo senso etico e civico, oltre che di grande simpatia umana, che contribuì in maniera importante nell’ambito culturale trevigiano.
Per questo libro Luisa Tosi ha realizzato diverse interviste dal 2012 al 2014, l’ultima pubblicata in ordine alfabetico era proprio del professor Antonio Zappador il quale consegnò a Luisa uno scritto e, a differenza degli altri testimoni, aveva scelto la pubblicazione di nome e cognome estesi.
Riporto alcuni passaggi ricordando che lui nel 1947 venne imprigionato dalla polizia politica del dittatore Tito e una volta rilasciato anche grazie all’intelligente intervento della madre, dovette abbandonare il paese.
(Da: In ricordo di Giuseppe Varin, compagno di cella…) …Nessun luogo come una cella titina cementa in modo incancellabile il ricordo della persona con la quale si condivide una situazione di precarietà, di scollamento, di angoscia, di paura per il proprio destino poiché la cella titina poteva essere l’anticamera della morte…
(Da: Atti della società Dante Alighieri di Treviso 2003-2006) Chi non è stato costretto a «lasciare ogni cosa diletta più caramente», che non ha provato come «sa di sale il salire e lo scendere le altrui scale» forse non può capire l’angoscia, le lacrime, l’umiliazione di coloro che furono costretti a lasciare gli agi della propria casa e si trovarono, da un giorno all’altro, nello squallore dei campi profughi, accolti dai fischi dagli insulti, come “fascisti” da gruppi di comunisti, come ospiti indesiderati quando sbarcarono dal Toscana a Venezia e quando arrivarono alla stazione di Bologna, o dall’indifferenza di molti “fratelli italiani” che ci imputavano la colpa di sottrarre loro i posti di lavoro. Se ne andarono in 350.000 con il dolore per la terra perduta e lo struggimento per l’abbandono del proprio focolare verso la Patria diletta e verso lidi lontani punto e diedero il meglio di sé stessi…
“Amarus in fundo” siamo stati traditi anche dal governo di centro destra che ha dato parere favorevole all’entrata della Slovenia prima e della Croazia più avanti nell’Unione Europea senza porre la condizione irrinunciabile della restituzione dei beni e infine traditi pure dalla sentenza di secondo grado della Corte d’Appello in base alla quale la magistratura italiana non ha giurisdizione sui fatti criminosi avvenuti in Istria nel secondo dopoguerra respingendo così il ricorso presentato dalle parti civili. Cosicché Piskulich, il capo della famigerata Ozna (servizi segreti militari Jugoslavi ndr) non può essere processato.”.
Dalle varie narrazioni raccolte in questo libro, emergono fatica, dolore, rabbia, sconforto ma si vengono a conoscere anche le storie di accoglienza, solidarietà, realizzazioni affettive e sociali, le carriere, gli impegni civili di chi, malgrado abbia subito la spogliazione dei propri beni e spesso di molte persone amate, negli anni seguenti ha comunque voluto dedicarsi generosamente alla comunità o al proprio paese.
Ricordiamo che nel 2004 venne istituito il Giorno del Ricordo in corrispondenza del 10 febbraio al fine di non dimenticare tutte le vittime delle foibe, dell’esodo degli istriani, fiumani e dalmati dalle loro terre. Nei due anni dell’occupazione nazista della Venezia Giulia a seguito della firma dell’armistizio il 9 settembre 1943, si presume abbiano trovato la morte da 6000 a 9000 italiani.
Luisa Tosi ha messo a disposizione 15 interviste, per la loro pubblicazione, non tanto per voler dimostrare qualcosa di valenza storica, ma come atto doveroso di ascolto e di rispetto. Grazie Luisa.
Istresco, 2020, pagine 102
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